Via Castellana Bandiera: la recensione

il poster di Via Castellana BandieraVia Castellana Bandiera: un western in salsa siciliana che svela la nostra umanità più feroce.

Tratto dal romanzo della regista e riadattato a sceneggiatura insieme a Giorgio Vasta, Via Castellana Bandiera, film d'esordio di Emma Dante, affonda la macchina da presa nei corpi e nella polvere, per raccontare, in una contaminazione di tecniche e linguaggi, la profondità di temi universali.

Il pretesto è una strada, assai stretta per essere a doppio senso di marcia, dove le automobili di Rosa, interpretata dalla stessa Emma Dante, e Samira, una mirabile Elena Cotta (la cui interpretazione le ha permesso di vincere la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile al Festival del Cinema di Venezia, come riporta il sito ufficiale del film), si ritrovano muso a muso. Nessuna delle due vuole retrocedere per far passare l'altra; nessuna si sposta di un centimetro, neanche quando lo spazio ci sarebbe.

Comincia così un duello silenzioso e testardo, occasione per un'affascinante viaggio nei chiaroscuri dell'anima femminile, dei vizi e accidenti di un'isola - la Sicilia - che, al di là di ogni individualismo, si presta a essere metafora dell'umanità. E difatti il litigio tra le due donne al volante è destinato a diventare corale, coinvolgendo dapprima i passeggeri, e cioè Clara (Alba Rohrwacher) - compagna di Rosa - da una parte, e la famiglia Calafiore dall'altra, per poi allargarsi all'intero microuniverso umano di Via Castellana. Uno scontro generazionale e attuale se si pensa ai dibattiti su matrimoni e coppie di fatto consumati nei talk show televisivi e al persistere di pregiudizi che vedono l'amore di coppie omosessuali come un problema.

Ma di cosa si discute poi se un varco risolutivo esiste? Grazie all'artificio cinematografico, Via Castellana Bandiera si allarga man mano fino a rendere possibile, se solo se ne avesse voglia, di ripartire. Invece le due protagoniste rimangono chiuse nella loro ostinazione e non vedono, non sanno, non comunicano, se non con la loro fisicità: Samira, maschera di dolore muto per la morte della figlia, non pronuncia una sola parola, mentre Rosa sentenzia di avere lei le corna più dure.

una scena di Via Castellana Bandiera

Simbolismi, gestualità, colore dialettale, Via Castellana Bandiera porta sul grande schermo interessanti spunti di riflessioni, traendo humus dalla terra materna della regista e dal mondo femminile. È in questa fertile materia, calda e viva, che lo spettatore può attingere per riportare in superficie ciò che è sepolto dal chiacchiericcio e dal rumore dei clacson nelle città e, meglio ancora, dall'ignoranza che crea inutili barriere. Come ha dichiarato la regista nel corso di un'intervista "ognuno troverà in questo film quello che cerca, quello che vuol trovare, quello che la sua anima gli suggerisce".

Il film è confezionato con cura e attenzione alla carica emotiva di ogni singola inquadratura e di ogni scena ed Emma Dante si destreggia dietro la macchina da presa con naturalezza, pur non senza qualche sbavatura e qualche ingenuità dettata con tutta probabilità dall'inesperienza e dalla tendenza al sovraccarico tipica del teatro (soprattutto del suo teatro, sanguigno e viscerale). Assistiamo quindi rapiti, a volte inermi, a una sfida di sapore rurale antico, un ricamato reportage da una delle tante zone d'ombra di cui sono ricchi la Sicilia, il nostro paese e, in definitiva, tutti gli uomini.

Chi cerca uno spazio di riflessione e un punto di vista originale sulla donna, sulla società e sul vivere, troverà in Via Castellana Bandiera una continua fonte di spunti e di suggestioni e non rimarrà deluso. Chi valuta il mondo prendendo come misura sà stesso, invece, rimarrà a bocca asciutta, si annoierà e proverà sincero fastidio ad ogni scena. O potrebbe diventare uno dei personaggi di Emma Dante e del suo - nostro - mondo.

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