I mercenari: la recensione

I mercenari - The expendables

Sylvester Stallone è sempre più un mito.
Il successo anticipato negli States conferma quanto Sly sia un ottimo artista non solo davanti alla macchina da presa, ma anche dietro: alla regia e nella scrittura del film (come già aveva fatto in passato).

Riuscire a mettere in piedi un gran film d’azione come non se ne vedevano da anni con un cast del genere non è sicuramente un’operazione semplice, ma Stallone ci è riuscito alla grande facendo centro. E raggiunge il successo con un cinema quasi d’altri tempi, senza aver bisogno del 3D che ormai si sta abusando solo per gonfiare i guadagni di film spesso mediocri (l’unico degno del 3D è stato Avatar).
Come già dimostrato in Rocky Balboa e in John Rambo, lo Stallone di oggi è anche un artista profondo e capace di dialoghi moralmente edificanti: quasi toccante il discorso che gli fa Mickey Rourke a proposito della sua "morte interiore".

Ovviamente il film non può piacere a tutti, per cui le critiche negative che -inevitabilmente- arriveranno, giungeranno sicuramente da chi -a priori- sapeva che non avrebbe amato la pellicola. Ma Stallone riuscirà a strappare qualche risata anche a loro perchè nel film non ci sono solo vecchie glorie dei film d’azione, esplosioni, morti e sangue: ci sono dialoghi divertenti/autoironici/intelligenti che non annoiano mai e lo spettatore non può che goderne.

E chissà che nel sequel (se ci sarà) non vedremo qualche nuovo acquisto (Vin Diesel ci starebbe bene)...

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